Meucci Blog Day

mCrackeleur Capital Letter E (Takoma Park, MD)Bead Letter CCPewter Lowercase Letter i
BLOG
D2Wooden Tag AY

Oggi, 13 aprile 2008, ricorre il duecentesimo anniversario della nascita di Antonio Meucci, l’inventore del telefono. Come promesso il mese scorso anche io partecipo al Meucci Blog Day, per tributare il giusto riconoscimento all’inventore italiano, ma soprattutto alla sua invenzione.

Oggi molti blogger hanno raccolto l’invito di Gimmy, rilanciato nei giorni scorsi da Paolo sulle pagine del blog ic515. Dario è stato (penso) il primo a notare che anche il buon Meucci ha avuto il suo logo personalizzato di Google. Ma la storia del logo è stata per me solo un pretesto… per condire con un pizzico di spirito patriottico alcune riflessioni su come questa invenzione influisca sulla nostra esistenza.

Lo strumento telefono (inteso nelle sue più varie accezioni) sembra essere divenuto indispensabile per tutti noi: ed è innegabile che sia proprio così! Non potremmo immaginare di farne a meno. Tuttavia l’uso che ne facciamo è spesso distorto, frequentemente mi lascia perplesso: mi riferisco all’uso strettamente privato, escludendo le situazioni legate alle attività professionali.

Comunicare a voce con chiunque è diventato così semplice e comodo da poterlo fare sempre, comunque e dovunque.
Ma perchè lo facciamo?
Siamo sicuri che ci serva veramente ad essere vicino alle persone alle quali vogliamo bene?
O forse a volte ci fa comodo cavarcela con una telefonata, invece di destinare un po’ del nostro tempo per incontrare faccia a faccia i nostri amici?
Una telefonata ha lo stesso valore di due parole scambiate faccia a faccia?
Abbiamo sempre qualche cosa di importante o interessante da dire, ma soprattutto da far ascoltare al nostro interlocutore?
Sul treno, sull’autobus, per strada è un continuo trillar di telefonini, e quale è la frase che capita più spesso di sentire?
“Ciao, sono sul treno…”, “Sono in Via XX Settembre…”, “Sono appena salito sull’autobus…”: informazioni di fondamentale importanza, suppongo, per chi si trova all’altro capo dell’apparecchio. Soprattutto se sono le 8 del mattino e, presumibilmente, non è passata più di un’ora da quando i telefonatori si sono separati dalla mamma/moglie/fratello/nonno che stanno chiamando…

E poi… telefonate fiume, delle quali siamo costretti a sorbirci il contenuto: spesso sono incentrate sulla sfera affettiva/sessuale. I discorsi sono “intimi” e riservati (si, tra chi parla, il suo interlocutore, e qualche decina di pendolari che viaggiano sulla stessa carrozza ferroviaria). E si ha l’idea che non sia una dialogo, ma un monologo pronunciato dentro l’apparecchio telefonico: che dall’altra parte si stia pensando che stasera c’è Dr. House… che i fagiolini al mercato ieri erano un po’ cari ma freschi…

Insomma, quante sono le telefonate delle quali potremmo (oserei dire dovremmo) fare a meno? In assoluto milioni, penso. In percentuale più del 50%. Anche perché la rete ci offre mille altri modi di comunicare.

Per quanto mi riguarda, beh… penso di aver sempre usato il mezzo con attenzione, forse anche con parsimonia.
E così mi piace continuare a fare.

La scritta Meucci Blog Day in testa a questo post è stata realizzata con Spell with Flickr

 
 

Un trackback

Leave a reply